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Interviste

Intervista con Vanessa Rousso
Vanessa Rousso   Vanessa Rousso non viene chiamata "Lady Maverick" per la sua rassomiglianza con Mel Gibson o con James Garner. Si è guadagnata il suo soprannome perchè è assolutamente micidiale con le carte da gioco in mano. Non solo ha realizzato vincite finali in denaro sia alla World Series of Poker che al World Poker Tour, le sue vincite ai tornei superano di molto il milione di dollari e recentemente ha vinto un campionato di Poker After Dark.

  Vanessa dimostra anche di essere incredibilmente generosa per quanto riguarda il suo tempo. Recentemente, durante la sua pausa per la cena a un torneo, ha trovato il tempo per parlare con noi e lasciarci dare una breve occhiata nella sua vita. Siamo lieti di presentarvi l’intervista di LaunchPoker con Vanessa Rousso.

LaunchPoker: Vanessa, Lei ha appena vinto un Campionato di Poker After Dark. Può parlarcene?
Vanessa Rousso: È stato fantastico! Non avevo mai giocato in realtà con Gus [Hansen] prima. L’ho incontrato alcune volte ma non avevo mai giocato con lui, così è stato eccezionale sedermi e vedere l’intera dinamica di come Gus gioca a un tavolo. Soprattutto come si è comportato con tutte le donne. Per quanto riguarda le altre ragazze, e giocare con loro: siamo tutte amiche. Con Clonie [Gowen] è stato divertente il fatto che siamo arrivate a un testa a testa. È stato bello vincere. Sa che Clonie mi ha eliminato all’ultimo Poker After Dark al quale abbiamo giocato. Sono stata felice di vincere. Sono stata felice anche perchè il mio piano è riuscito. Cerco di arrivare a questi tornei con un programma di gioco. Il mio programma di gioco in questo caso era di cercare veramente di evitare troppe mosse. Penso che sia stato il mio errore agli altri sit-n-go nei quali ho giocato. Così ho giocato in modo un po’ più conservativo: rimanere fedele ai miei sistemi e dare retta al mio istinto. Le mie interpretazioni si sono rivelate esatte, tutto ha funzionato e ne sono uscita con la vincita. È stato fantastico.

LP: Come tutti sanno Lei lavora con la squadra PokerStars. In questo torneo si può dire che si sia confrontata con la squadra Full Tilt come Godzilla con Tokyo. Adesso, le squadre di poker non sono come le squadre sportive tradizionali nella quali tutti agiscono per ottenere lo stesso risultato. Spesso si finisce per sconfiggere i membri della propria squadra. Detto questo, c’è un orgoglio nello sconfiggere una squadra rivale?
VR: Beh,... hmmm... sì. Beh, intendo dire che sono contenta di aver portato orgoglio a PokerStars, e immagino per aver battuto tutti quei professionisti di Full Tilt; i professionisti di Full Tilt, come i professionisti di PokerStars, rappresentano veramente il meglio del settore. Quindi sconfiggere quei giocatori è stata certamente una sensazione eccezionale. Se non ci sono giocatori della PokerStars al mio tavolo, allora gli altri membri della mia squadra fanno il tifo per me e so che io faccio il tifo per loro quando non sono al mio tavolo. Così è stato bello portare a casa una vincita per la squadra PokerStars.

LP: Alcuni giocatori hanno dovuto fare una scelta fra il poker professionale e lo studio. Lei ha una laurea in legge e una carriera florida come giocatrice professionale di poker, così è evidente che riesce a occuparsi di entrambe le cose. Come ha bilanciato le due cose mentre tante altre persone non ci riescono?
VR: Sono come uno di quei capricci di natura. Lo studio è molto naturale per me e fortunatamente non richiede troppo sforzo. Il fatto è anche che io sono super, iper-efficiente. Faccio la mia lista di cose da fare e riesco a farle, e mi attengo al mio piano. Quello è il modo nel quale affronto il poker. Così dovevo partecipare a un gioco, ci ho dato dentro, sono stata efficiente; mi accerto di programmare molto bene il mio tempo. Penso anche di essere stata fortunata in tutto questo. C’è stata un po’ di fortuna nel riuscire e che tutto andasse bene. Questo è il modo grazie al quale penso di essere riuscita, ma in realtà – chissà.

LP: Come le Sue doti di avvocato sono utili per il Suo gioco di poker?
VR: Il sistema legale è un sistema di regole. Per essere un bravo avvocato deve manipolare quelle regole e agire nel loro contesto nel modo migliore per aumentare al massimo le probabilità di successo per il cliente. Il poker è in realtà abbastanza simile. Si hanno le regole di gioco, che sono come le leggi all’interno delle quali bisogna agire. E allora si agisce nel loro contesto per aumentare al massimo le probabilità di successo per se stessi. Un modo di pensare molto simile, non pensa? Cercare le scappatoie nelle leggi e cercare le scappatoie nelle regole. C’è qualcosa in più delle regole quando si gioca a poker. Ci sono le regole formali che dettano come giocare, e ci sono le regole che riguardano come giocare bene. Queste consentono di ricavarne un elemento di prevedibilità dall’avversario. Poi si cercano scappatoie nelle regole di come giocare bene e si sfruttano quelle scappatoie. In modo simile al lavoro di avvocato richiede molta interazione con le persone. Occorre imparare a avere a che fare con il proprio cliente, con la giuria, con l’avvocato avversario – molte interazioni umane, e anche al tavolo da poker ce ne sono molte. Ehi, molti avvocati vanno bene a poker quindi ci deve essere un forte legame fra le doti.

LP: Ha accennato a leggi che regolano un buon gioco al tavolo da poker. Cosa pensa di giocatori che fanno cose come usare la puntata all-in come arma di attacco durante i primi round di un torneo? Provano a raddoppiare il più velocemente sia umanamente possible, e se non possono farlo sembrano felici di venire eliminati in fretta e non sprecare il loro tempo.
VR: Penso che sia una strategia unica delle fasi preliminari delle World Series poichè ci sono così tanti bei giochi laterali in corso. Molti professionisti vogliono o ricevere una grande quantità di gettoni o andare via e giocare ai giochi laterali. Penso che sia per quello che lo fanno. Non è realmente la mia strategia così non posso fare molti commenti su questo argomento. Sembrerebbe essere una loro stravaganza. Forse un’altra ragione per la quale le persone possono tenere quei tipi di comportamento durante l’Evento Principale potrebbe essere mancanza di esperienza o paura e non veramente il sapere come giocare, poichè la puntata all-in non è veramente una puntata che abbia molte probabilità di successo nella fase iniziale. Per far sì che qualcun’altro chiami la propria puntata, devono avere una mano che lo giustifica, quindi generalemente quando chiamano vincono, o hanno un progetto forte, e fanno sì che tu rimanga in gioco con una mano più debole. Quindi non sono una grande sostenitrice della puntata all-in nel flop. Per la verità preferisco di gran lunga procedere nel giro, quando le probabilità di essere battuti da un giocatore che ha inizialmente una mano con basse probabilità sono la metà di quelle al flop. Sono stata sconfitta nonostante avessi una mano forte al flop così tante volte che immagino di aver sviluppato una certa avversione al rischio.

LP: Poco tempo fa è stata citata nella rivista World Poker Tour in un articolo sull’essere in ritardo. Ha accennato al fatto che gli studi hanno causato che Lei ritardasse a alcuni tornei, ma a volte lo ha fatto apposta come parte di una strategia. Può approfondire?
VR: Non lo faccio più. Il motivo è che ci sono così tanti cattivi giocatori che desiderano dar via tutti i loro gettoni nella prime fasi dei tornei, quando si giocano molte altre mani, che preferisco essere lì. Ho messo insieme così tanti gettoni così spesso nelle prime fasi che a me, personalmente, arrivare a tempo sembra molto importante.

  Ringraziamo la signorina Rousso del suo tempo e disponibilità di rinunciare a mangiare per parlare con noi. Le auguriamo buona fortuna durante la stagione estiva dei tornei!
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